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Io sono un lavoratore a progetto…

Io sono un lavoratore a progetto. Signifca che il primo giorno, appena assunto, arriva il padrone e mi mette una cosa in tasta. Gli chiedo "cos’è?". "Non ti preoccupare, è solo una bomba. Ma è orologeria, non scoppia adesso, scoppia fra tre mesi". Allora mi metto a lavorare tranquillo. Penso che se scoppia fra tre mesi non è una bomba. Che sarà una bomba fra tre mesi. Sento il ticchettio e penso "è come un orologio, un orologio svizzero".
Io sento il ticchettio e penso alla Svizzera. Gli svizzeri sono precisi. Bisogna essere precisi per centrare una mela sulla testa di un ragazzino come faceva Guglielmo Tell. Bisogna essere precisi per contare miliardi di dollari nelle banche. Penso a quell’arciere che raccoglie le mele a colpi di frecce, agli orologi e alle banche, alla cioccolata e alle mucche lilla. Penso che la tecnologia è una cosa buona, fa funzionare le cose. Poi adesso fanno pure le bombe intelligenti che portano la democrazia nei paesi poveri. Penso "se questa è una bomba chirurgica, appena scoppia mi cura il morbillo, mi fa le analisi del sangue".
Io incomincio a lavorare con la bomba in tasca e dopo un pò non sento più il ticchettio. Il rumore c’è, ma io non ci faccio più attenzione. Come quelli che vivono vicino alla ferrovia. […]
Quando mancano pochi giorni allo scadere del contratto, sento il ticchettio, mi pare che è diventato più rumoroso del solito. Come quelle auto diesel di nuova generazione che ti dicono "fino a duecentomila chilometri cammina senza fare rumore", ma appena passati i duecentomila diventa un trattore degli anni Cinquanta. Penso che forse questa è una bomba diesel. A questo penso quando sta per scadere il contratto, mica alla Svizzera e agli orologi, a Guglielmo Tell che sparava alle mele. Se quell’arciere fosse nato a Ciampino avrebbe tirato le frecce alle banche che fanno i miliardi con i treni e con gli aereoplani low cost. Ai banchieri che dicono "il tempo è denaro" e fanno i filosofi solo perchè c’hanno il Rolex. Quando manca un giorno alla scadenza del contratto il ticchettio è diventato spaventoso. Per non sentirlo devo tapparmi le orecchie. Quando mancano poche ore penso allo zingaro che canta "Marina" mentre l’accompagnano alle docce di Auschwitz. Ma pochi minuti prima del botto arriva il padrone,  si riprende la bomba, la disinnesca, mi rinnova il contrattto, mi dà una pacca sulla spalla e mi mette un’altra cosa in tasca. Io mi tranquillizzo e torno a essere ottimista. Poi per curiosità gli chiedo "ora che mi hai tolto la bomba, cosa c’hai messo nella mia tasca?". Il padrone mi dice "stai tranquillo … è un’altra bomba!Ma è a orologeria pure questa. Scoppierà fra tre mesi". Così io riprendo il lavoro con il mio nuovo contratto.  😀

Ascanio Celestini – Lotta di classe
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