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Per il bene della causa

“Dov’è la vostra dialettica materialistica? Voi mi condannate in base al principio secondo il quale il modo in cui parlimo di una cosa conta più della cosa stessa. Noi, invece, dobbiamo vergognarci delle cose disgustose che avvengono, non del fatto che se ne parli… Si, c’è stato un enorme cambiamento, che riguarda tutta la nostra vita. si vuole chiudere il capitolo Stalin, dimenticarlo, seppellirlo. Disse una volta Tolstoi: Se io sono stato malato e sono guarito, il ricordo del passato non mi fa paura. è quando sto male che voglio dimenticare o, peggio ancora, incannarmi. Noi siamo malati. La malattia ha cambiato forma, ma è rimasta, soltanto che le hanno dato un altro nome. La malattia di cui soffriamo è l’assassinio del popolo. Solo se guardiamo in faccia il passato possiamo rendercene conto… No, non riusciamo a far dimenticare i delitti di Stalin. Questo è andare contro la verità. è corrompere i giovani che devono sapere. Io non ritiro nulla di quanto scrissi nel ’67 al congresso degli scrittori, anzi, ripeto una frase che mi sta a cuore:”nessuno può sbarrare il cammino della verità, e per la verità io sono pronto anche a morire”. Si, a morire, non solo farmi espellere dall’Associazione. Votate pure: siete in maggioranza. Ma ricordate che a questa riunione si interesserà un giorno la storia della letteratura”.
Lettera dell”11 dicembre 1968
Calpestando sfacciatamente il vostro stesso statuto, mi avete espulso per direttissima, senza nemmeno convocarmi, senza darmi il tempo di venire da Riazan a Mosca. con ciò avete dimostrato che la decisione era stata presa prima della discussione. Avete avuto paura di concedermi dieci minuti per rispondervi? Li sostituirò con questa lettera. Togliete la polvere dai quadranti dei vostri orologi: vedrete che sono in ritardo sul secolo. Aprite i pesanti tendaggi delle vostre finestre: scoprirete che fuori sta spuntando l’alba… Di fornte alla crisi della società, voi non sapete proporre altro rimedio che il silenzio. Volete curare i mali ignorandoli, tenendoli nascosti, segreti. Ma cinquant’anni fa, non ci avevano forse promesso che non ci sarebbero state più diplomazie segrete, trattative segrete, decisioni segrete? Che le masse avrebbero saputo tutto e giudicato tutto apertamente? “Il nemico ci ascolta”: ecco la vostra risposta. Gli eterni “nemici”, comodo sostegno delle vostre posizioni. Che cosa fareste senza i “nemici”? Voi non potreste vivere senza di loro. L’odio è diventato la sola atmosfera che voi siate capaci di respirare… E’ ora di ricordare che noi apparteniamo all’umanità. E la umanità si è distinta dal mondo animale per il pensiero e la parola. Se il pensiero e la parola non sono liberi, noi torniamo ad essere animali. La libertà d’informazione, l’onesta e piena libertà d’informazione è il presupposto essenziale della salute di ogni società, anche della nostra. E chi non vuole che nel nostr oPaese ci sia la libertà è uno che non ama la patria: ama solo il proprio interesse”
Lettera del 12 Novembre 1969
 Tratte da: Per il bene della Causa (Alexandr Solzenitsyn)
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