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Il comunismo anarchico di Kropotkin

Il retaggio dell’umanità è un retaggio collettivo, in cui è impossibile isolare e misurare il contributo del singolo, e del quale dunque gli uomini dvono godere collettivamente. Tutte le cose sono di tutti gli uomini, perchè tutti gli uomini ne hanno collaborato secondo le loro forze a produrle, perchè non è possibile valure la parte di ciasucno nella produzione delle ricchezze del mondo… Se l’uomo e la donna svolgono la loro giusta parte di lavoro, hanno anche diritto alla loro giusta parte di tutto ciò che è prodotto da tutti,  e qulla parte è sufficiente ad assicurare il loro benessere. Ne segue che ineguaglianza e proprietà privata devono essere abolite; ma all’individualismo capitalistico non si dovrebbe sostituire la proprietà dello stato, come vorrebbero i socialisti autoritari bensì un sistema di cooperazione volontaria. Le ingiustizie e le crisi economiche del capitalismo hanno radice, non nella sovrapproduzione ma nel sottoconsumo, e nel fatto che troppa parte del lavoro è assorbita da occupazioni improduttive: se non si producessero più merci di lusso, se tutta l’energia maldiretta, sprecata in attività burocratiche e militari, fosse volta a fini socialmente utili, non sarebbe più un problema produrre di che soddisfare ampiamente le necessità di tutti. Se tutti gli uomini lavorassero con le braccia e col cervello "cinque ore al giorno dai venti o venticinque anni ai quarantacinque o cinquata" tanto basterebbe ad assicurare il benessere materiale a tutti. Una certa quantità di tempo libero, un certo agio di vivere sono necessari come il pane al libero fiorire dello spirito umano. L’uomo non è  un essere i cui unici scopi nella vita siano mangiare, bere, procurarsi un rifugio. Una volta soddisfatte le necessità materiali, si fanno sentire altre necessità che, generalmente parlando, si possono definire di natura artistica. Queste necessità sono diversissime; variano da un individuo all’altro, e quanto più civile sarà una società, quanto più sarà sviluppata l’individualità, tabnto più diversi saranno i desideri. Così, se da una parte la vita lavorativa dell’uomo sarà organizzata da associazioni cooperative di lavoro, dall’altra la sua vita nel tempo libero si arrichirà grazie ad una vasta proliferazione di società di mutuo interesse, simili alle esistenti società di studiosi, ma allargate ad abbracciare una grande popolazione di amatori ferventi. tutti gli artisti e gli scienziati diventeranno amaatori in entrambi i sensi di questa parola ambivalente, giacchè tutti saranno lieti di svolgere la loro parte di lavoro manuale e di allargare grazie ad esso l’esperienza che porteranno nelle loro attività artistiche o intellettuali. Non v’è dubbio che in un modno capitalista quasi tutti trovano sgradevole il loro lavoro e sarebbero ben lieti di abbandonarlo. Ma questo non significa che l’uomo sia pigro per natura; al contrario, preferisce essere occupato e trova soddisfazione nel lavoro fatto liberamente e in circostanze gradevoli. Alla base della noia e della frustrazione di cui soffrono i lavoratori stanno la divisione del lavoro e le cattive condizioni esistenti. Se l’ambiente di lavoro sarà reso piacevole e sano, se le occupazioni saranno variate così da dare al produttore il senso dell’unità della sua fatica, il lavoro cesserà di essere sgradevole, e il piacere che ciascuno vi potrà trovare sarà rafforzato dalla soddisfazione morale di sapersi un uomo libero che lavora per il bene generale. Tanto basta a respingere le obiezioni di quanti sostengono che in un mondo comunista anarchico, dove ciascuno potrà prendere liberamente dai depositi comuni ciò di cui avrà bisogno, verrà meno ogni incentivo al lavoro; il migliore incentivo non è la minaccia del bisogno ma la consapevolezza di fare qualcosa di utile. 

La conquista del pane (1892)
Pëtr Alekseevič Kropotkin

Nota bene:
La caratteristica che distingue il comunismo anarchico dalle altre dottrine libertarie è l’idea di libera distribuzione, più vecchia dell’anarchia stessa. Tommaso Moro la propose nel sedicesimo secolo, Winstanley nel diciassettesimo; il sistema è una fra le caratteristiche della città del Sole di Campanella, e anche nei falansteri immaginati da fourier i pochi individui che non si fossero lasciati convincere a trovar piacevole il lavoro avrebbero avuto egualmente diritto, come esseri umani, a ricevere dalla comunità i mezzi di sostentamento. 
Kropotkin considera le rivoluzione non nella forma apocalittica di un immenso infermo di distruzione come tanto spesso la immaginò Bakunin, ma come un evento concreto in cui i lavoratori riberlli devono rendersi conto delle conseguenze delle loro azioni, affinchè la rivolta non debba sfociare nella creazione di nuovi organi di potere che ostacolino il naturale sviluppo di una società libera. E’ lo stesso tema di Proudhon nel 1848. La rivoluzione deve assicurare immediatamente due cose: primo, la frustrazione di qualsiasi tentativo di creare un "governo rivoluzionario", anomalia che si contraddice da sola; secondo, un sostanziale progresso verso l’eguaglianza sociale. Quando Kropotkin dice che tutto deve tornare alla comunità, non lo intende in un senso vago e generale: intende che deve diventare proprietà della Comune. 

Di seguito alcuni versi di Shelley, il più grande discepolo di Godwin. In essa viene data espressione al sogno anarchico di rinnovamento. "Sulle rovine di imperi e di fedi si scorge il sorgere delle torri scintillanti del libero mondo anarchico."
 
The earth’s great age begins anew,
The golden years return,
The earth doth like a snake renew
Her winter weeds outworn;
heaven smiles, and faiths and empires gleam 
Like wrecks in a dissolving dream.

Ricomincia la grande età del mondo,
Tornano gli anni d’oro,
La terra, come un serpente, rinnova
La sua veste logora di erbe invernali, 
Il cielo sorride, e fedi ed imperi rilucono
Come relitti in un sogno svanente.

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