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Anarchia

Noi crediamo che la più gran parte dei mali che affliggono gli uomini dipende dalla cattiva organizzazione sociale; e che gli uomini, volendo e sapendo, possono distruggerli.
La società attuale è il risultato delle lotte secolari che gli uomini hanno combattuto tra di loro. Non comprendendo i vantaggi che potevano venire a tutti dalla cooperazione e dalla solidarietà, vedendo in ogni altro uomo (salvo al massimo i più vicini per vincoli di sangue) un concorrente e nemico, hanno cercato di accaparrare, ciascuno per sè, la più grande quantità di godimenti possibili, senza curarsi degli interessi degli altri.
Data la lotta, naturalmente i più forti, o i più fortunati, dovevano vincere, e in vario modo sottoporre ed opprimere i vinti.
Fino a che l’uomo non fu capace di produrre di più di quello che bastava strettamente al suo mantenimento, i vincitori non potevano che fugare o massacrare i vinti ed impossessarsi degli alimenti da essi raccolti.
Poi, quando con la scoperta della pastorizia e dell’agricoltura un uomo potette produrre più di ciò che gli occorreva per vivere, i vincitori trovarono più conveniente ridurre i vinti in schiavitù e farli lavorare per loro.
Più tardi, i vincitori si avvisarono che era più comodo, più produttivo e più sicuro sfruttare il lavoro altrui con un altro sistema: ritenere per sè la proprietà esclusiva della terra e di tutti i mezzi di lavoro, e lasciar nominalmente liberi gli spogliati, i quali poi, non avendo mezzi di vivere, erano costretti a ricorrere ai proprietari ed a lavorare per conto loro, ai patti che essi volevano.
Così, man mano, attraverso tutta una rete complicatissima di lotte di ogni specie, invasioni, guerre, ribellioni, repressioni, concessioni strappate, associazioni di vinti unitisi per la difesa, e di vincitori unitisi per l’offesa, si è giunti allo stato attuale della società, in cui alcuni detengono ereditariamente la terra e tutta la ricchezza sociale, mentre la grande massa degli uomini, diseredata di tutto è sfruttata ed oppressa dai pochi proprietari.
Da questo dipende lo stato di miseria in cui si trovano generalmente i lavoratori, e tutti i mali che dalla miseria derivano: ignoranza, delitti, prostituzione, deperimento fisico, abbiezione morale, morte prematura. Da questo, la costituzione di una classe speciale (il governo), la quale fornita di mezzi materiali di repressione, ha missione di legalizzare e difendere i proprietari contro le rivendicazioni dei proletari; e poi si serve della forma che ha, per creare a sè stessa dei privilegi e sottomettere, se può, alla supremazia anche la stessa classe proprietaria.
Da questo, la costituzione di un’altra classe speciale (il clero), la quale con una serie di favole sulla volontà di dio, sulla vita futura… cerca d’indurre gli oppressi a sopportare docilmente l’oppressore, ed al pari del governo, oltre di fare gli interessi dei proprietari, fa anche i suoi propri. Da questo, la formazione di una scienza officiale che è, in tutto ciò che può servire agli interessi dei dominatori, la negazione della scienza vera. Da questo, lo spirito patriottico, gli odii di razza, le guerre e le paci armate, più disastrose delle guerre stesse. Da questo, l’amore trasformato in turbe mercato. Da ciò l’odio più o meno larvato, la rivalità, il sospetto fra tutti gli uomini, l’incertezza e la paura per tutti.
Tale stato di cose noi vogliamo radicalmente cambiare.
E poichè tutti questi mali derivano dalla ricerca del benessere fatta da ognuno per conto suo e contro tutti, noi vogliamo rimediarvi sostituendo all’odio l’amore, alla concorrenza la solidarietà, alla ricerca esclusiva del proprio benessere la cooperazione e all’imposizione la libertà, alla menzogna religiosa e pseudoscientifica la verità.

Anarchia è parola che viene dal greco, e significa propriamente senza governo: stato di un popolo che si regge senza autorità costituite, senza governo.
Prima che tale organamento incominciasse ad essere considerato come possibile e desiderabile da tutta una categoria di pensatori, e fosse preso a scopo da un partito, che è ormai diventato uno dei più importanti fattori delle moderne lotte sociali, la parola anarchia era presa universalmente nel senso di disordine, confusione; ed è ancora oggi adoperata in tal senso dalle masse ignare e dagli avversari interessati a svisare la verità.
Noi non entreremo in disquisizioni filologiche, poichè la questione non è filologica ma storica. Il senso volgare della parola non misconosce il suo significato vero e etimologico, ma è un derivato di quel senso, dovuto al pregiudizio che il governo fosse organo necessario della vita sociale, e che per conseguenza una società senza governo dovesse essere in preda al disordine, e oscillare tra la prepotenza sfrenata degli uni e la vendetta cieca degli altri.
L’esistenza di questo pregiudizio e la sua influenza nel senso che il pibblico ha dato alla parola anarchia, si spiega facilmente.
L’uomo come tutti gli essere viventi, si adatta e si abitua alle condizioni in cui vive, e trasmette per eredità le abitudini acquisite. Così, essendo nato e vissuto nei ceppi, essendo l’erede di una lunga progenie di schiavi, l’uomo, quando ha iniziato a pensare, ha creduto che la schiavitù fosse condizione essenziale della vita, e la libertà gli è sembrata cosa impossibile. Parimenti, il lavoratore, costretto per secoli e quindi abituato ad attendere il lavoro, cioè il pane, dal buon volere del padrone, e a vedere la sua vita continuamente alla mercè di chi possiede la terra e il capitale, ha finito col credere che sia il padrone che dà da mangiare a lui, e si domanda ingenuamente come si potrebbe fare a vivere se non vi fossero i signori.
Così uno, il quale fin dalla nascita avesse avuto le gambe legate e pure avesse trovato modo di camminare alla men peggio, potrebbe attribuire la sua facoltà di muoversi precisamente a quei legami che invece non fanno che dimiuire e paralizzare l’energia muscolare delle sue gambe.
Se poi agli effetti naturali dell’abitudine s’aggiunga l’educazione data dal padrone, dal prete, dal professore ecc., i quali sono interessati a predicare che i signori ed il governo sono necessari; se si aggiunga il giudice ed il birro, che si sforzano di ridurre al silenzio chi pensasse diversamente e fosse tentato di propagare il suo pensiero, si comprenderà come abbia messo radice, nel cervello poco coltivato della massa laboriosa, il pregiudizio della utilità, della necessità del padrone e del governo.
Figuratevi che all’uomo dalle gambe legate, che abbiamo supposto, il medico esponesse una teoria e mille esempi abilmente inventati per persuaderlo che colle gambe sciolte egli non potrebbe nè camminare, nè vivere; quell’uomo difenderebbe rabbiosamente i suoi legami e considererebbe nemico chi volesse spezzarglieli.
Dunque, poichè si è creduto che il governo fosse necessario e che senza il governo non si potesse avere che disordine e confusione, era naturale, era logico che anarchia, che significa “assenza di governo”, suonasse invece come “assenza di ordine”.
Errico Malatesta
L’Anarchia

 

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