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Il significato della parola “Partigiano”

Erano riuniti nella vecchia piazza principale, al pieno sole ed ai tavolini del primiero caffè, malgrado il pericolo non fosse non solo diminuito ma sicuramente aumentato, malgrado si sapesse che nelle grandi città non c’erano più o quasi renitenti, i giornali fascisti strombazzassero la restaurazione delle vecchie gloriose caserme, la riapparizione in massa del vecchio glorioso grigioverde, e dalla Toscana fosse piobato come un fulmine che un renitente stanato era stato fucilato nel giro di ventiquattr’ore. La notizia rimaneva sull’Italia come una gigantesca nube nera: tutti omai avevano capito che cos’erano disposti a fare i fascisti, la cosa era spaventosa come un breach of code. Ma essi erano lì.
– Naturalmente, – disse Chiodi, fosco in viso per il riverbero esterno dell’intima depressione, e non perchè fosse nell’insunny del portico: –  Basta che un fascista armato d’un vecchio catenaccio si presenti in una qualunque località, e gli viene facile arruolare e incolonnare tutta quella gioventù … – Ma il rimedio lo conosciamo ormai tutti, – disse Cocito, con una voce nuova, il cui midollo s’era inserito nella sua fiera ma grattante voce di Liceo. Chiodi non parlò, evidentemente s’erano polemizzati poco prima. E così riprese Cocito: – Basterà che uno qualsiasi di questi renitenti,armato anche lui di catenaccio, o di roncola o di temperino, apposti il fascista sulla sua strada di prepotenza, e gli si cali addosso. Alle spalle, beninteso, perchè non si deve affrontare il fascista viso aperto, egli non lo merita, egli deve essere attaccato con le medesime precauzioni che un uomo deve prendere con un animale. Gli si cala addosso, lo ammazza e lo trascina per i piedi in un posticino dove seppellirlo, cancellarlo dalla faccia della terra. E sarebbe consigliabile portarsi dietro una scopetta con la quale cancellare per l’eternità persino l’impronta ultima dei suoi piedi sulla polvere delle nostre strade.
– Questo è quel che oggi si chiama un partigiano, – disse un ex-alunno. – Tu resti il primo ed il migliore, – gli disse Cocito, mentre un lampo di sarcastica soddisfazione gli fendeva le lenti nebulose. Ma tutti erano intenti, ognuno per suo conto, a pesare nella sua aerea sospensione quella nuova parola, nuova nell’acquisizione italiana, così tremenda e splendida nell’aria dorata. E Cocito proseguì: – Tutto sta nell’intendersi sul vero significato della parola partigiano, – sbirciando Chiodi così sideways che la sua pupilla occhieggiò netta fuori dalla lente. E chiodi disse con forza sospirosa: – Partigiano è, sarà chiunque combatterà i fascisti – Cocito lampeggiò uno sguardo circolare su tutti quelli che avevano instantaneamente accettata la definizione di Chiodi. Poi disse: – Ognuno di voi è infallantemente sicuro di riuscire un partigiano. Non dico un buon partigiano, perchè partigiano, come poeta, è parola assoluta, rigettante ogni gradualità – Johnny sbirciava Chiodi, finiva di bere il suo aperitivo, con haevy repugnance. E Cocito: – Facciamo un esempio, di tipo scolastico, se volete, sul partigiano. Possiamo accettare la definizione di Chiodi per cui partigiano è colui che spara con buona mira, con mira definitiva, sui fascisti? Tu, Johnny: avvisti un  fascista od un tedesco e ti appresti a sparargli, sempre in onore e fulfilment della definizione. Però, si presenta un però: sparandogli ed uccidendolo, può accadere che dopo un paio d’ore irrompa nella località o nei paraggi una colonna fascista o tedesca e per rappresaglia la metta a ferro e fuoco, uccidendo, dieci, venti, tutti gli abitanti di essa località. A conoscenza di una simile possibilità, tu Johnny spareresti ugualmente? – No, – disse Johnny d’impeto e Cocito rise dietro gli occhiali. – Continuiamo per questa strada irta ma istruttiva, converrete. Johnny, se tuo padre fosse fascista, e fascista attivo, al punto da poter compromettere la sicurezza tua e della tua formazione partigiana, tu ti senti di ucciderlo? – Johnny chinò la testa, ma un altro disse, con una certa foga stammering: – Ma professore, lei fa soltanto casi estremi. – La vita del partigiano è tutta e solo fatta di casi estremi. Procediamo. Johnny, se tu avessi una sorella, useresti questa tua sorella, impiegheresi il sesso di questa tua sorella per accalappiare un ufficiale fascista o tedesco e farlo portare al fatto in luogo raggionevolmente comodo; dove tu già sei appostato per farlo fuori? – Nessuno pronunciò quel no che del resto già urlava da solo nel desertico silenzio, e allora Cocito agitò le mani come a sbricilare qualcosa…

Il partigiano Johnny
Beppe Fenoglio

 

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