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Annientate i santi, liberate i briganti e il mondo ritroverà l’ordine

È il primo giorno d’ottobre. Mattina. La gente parla di clima estivo e cappotti ancora nell’armadio. Io sono senza lavoro. Da una settimana. Niente di strano. Inserivo dati nel computer di una ditta. I dati sono finiti. Lo stipendio anche. Restano settecento euro in banca, un mese d’affitto arretrato, la bolletta del telefono e uno zaino, pronto da mesi, dietro la porta di cucina.

Prima dell’estate pulivo cessi al cimitero. Non era infame come sembra. Il luogo è poco affollato e nessuno molla una sepoltura per andare a cagare. C’erano fiori freschi per la mia ragazza e certe mattine non bisognava nemmeno dare lo straccio. L’azienda leader nel settore ne ha dedotto che il personale era in forte esubero. S’imponeva il taglio di un addetto su tre. Ho salutato le due colleghe bielorusse e coi soldi dell’ultima settimana mi sono preso lo zaino.

Ora sento che ci siamo. Ho appena fatto provviste.

Fuori dall’ipermercato, carrelli e abbronzature mi circondano minacciosi. Gente che guadagna. Vorrei aggrapparmi a un colletto qualsiasi, e sussurrare parole indecenti all’orecchio del proprietario: – Ehi, amico, senti un po’ qua: il sottoscritto non fa un cazzo da una settimana. Non è disgustoso?

Una batteria di cabine telefoniche mi richiama all’ordine. Almeno mia sorella la dovrei avvertire.

Parto, Sandra. È deciso. Se c’è riuscito Thoreau posso farcela anch’io. La massa degli uomini conduce vite di quieta disperazione. Siamo solo attrezzi dei nostri attrezzi, assediati da eserciti di necessori. Questa civiltà si basa su non-cicli ed è votata all’estinzione. Il futuro è nelle attività silvopastorali.

L’apparecchio funziona solo a scheda. Uno su cinque accetta anche monete, ma so già cosa mi aspetta. È fuori servizio. Mangia i soldi oppure li sputa. Ha la cornetta spalmata di resina.

Decido per un biglietto. Meno inconvenienti.

Arrivo a casa, appoggio la spesa, accendo una sigaretta e lo stereo. Perfect day, Lou Reed, versione noise dei Melt Banana.

Cara Sandra,

ormai da una settimana non telelavoro piú. Lungi da me l’idea di cercare un altro impiego qls. Ho preso in odio ogni lavoro da me fatto sotto il sole. Ma non vengo a dirti che tutto è vanità. Soltanto: il sottoscritto ha già dato. C’è un tempo per ogni cosa, e quel tempo è finito. Se uno è soddisfatto di questa vita, s’accomodi. Per quanto, l’uomo che lavora per sopravvivere non possa godere di una vera integrità. Da anni sorvolo l’abisso della disoccupazione cronica a spasso su corde sottili. Ho speso le migliori energie a mantenermi in equilibrio. Adesso basta. È giunto il momento di dare un’occhiata di sotto.

Lo zaino è lí da quest’estate, lo sai. Ho un quaderno fitto di appunti, stratagemmi copiati da diversi manuali. So già dove andare, un luogo isolato e tranquillo che per il momento non rivelerò a nessuno. Vorrei evitare che una fila di persone si presenti ogni giorno davanti al mio rifugio con l’intento di farmi rinsavire. Non sono impazzito, anzi, mai stato piú lucido. Voglio solo diventare ricco: se questa è follia, la condivido con la maggior parte degli uomini. Un individuo è tanto piú ricco quanti piú sono gli orpelli che può trascurare. Vivrò in una grotta, mangerò bacche, castagne e farina di formiche. Mi scalderò col fuoco. Chi è il sultano di Brunei in confronto al sottoscritto? Questo mondo non ha bisogno di me, e viceversa. Pari e patta, il cerchio si chiude e il sottoscritto parte per la tangente.

Mi farò vivo quando lo riterrò opportuno.

Saluta i nipoti,

Marco ‘Walden’, supereroe troglodita.

Rileggo il messaggio una decina di volte. Non è facile spiegare. Voglio dire: mia sorella conosce la situazione, sa dello zaino e di cosa significa. Tuttavia, non sono sicuro di essere stato chiaro.

Il sottoscritto non condanna lo stile di vita comune. Sbattersi, lavorare, amare una donna, prolificare, nutrire il cervello con roba piú o meno buona, nutrire il corpo con roba piú o meno biologica, frequentare centri commerciali, abitare una zona dignitosa. È un modello non ciclico, prossimo al collasso, ma chi se ne frega del modello. Il collasso del sottoscritto è molto piú imminente. Tanti auguri a chi si sente tranquillo.

Grazie al cielo, non tutto il mondo è qui. Puoi cambiare aria. Diventare l’eroe della vita nei boschi. Non come alla televisione, aspiranti Robinson su un’isola deserta, fai il fenomeno due mesi e poi torni a casa. Questa vacanza da me stesso è qualcosa di piú serio. Tornare a casa non rientra nei programmi.

Il punto è: non ho piú una donna, sono orfano e non ho nemmeno l’automobile. I lavori che dovrei desiderare mi paiono intercambiabili. Gli amici anche. Bravissime persone, per carità: è il sottoscritto che non funziona. Quando passi il giorno a sbrogliare il groviglio della tua vita, non ti restano molte energie per le relazioni. Cominciano a farti schifo tutti. C’è un livello di guardia: oltre quello, la nausea non si concentra piú su un singolo aspetto, tracima e inonda il resto, senza distinzione. Un lavoro indegno sta ancora sotto il livello. Due no. Il sottoscritto ne ha sempre avuti due: fare un lavoro merdoso, cercarne uno decente. Troppo vecchio per questo, troppi titoli per quest’altro, niente esperienza di carpenteria metallica.

Se avevo dei figli, era un’altra cosa. Non li trascinavo certo in una situazione simile. Le comuni fricchettone non sono il mio genere. Nemmeno gli eremiti, se è per questo. Il sottoscritto non ha bisogno di ritrovare sé stesso. È solo stanco di calci nel culo, altro che new age. Un etto di Buddha, due fette di Gesú. L’esistenza appronta già i suoi fardelli. Lo zaino, meglio tenerlo leggero.

Per questo, quattro anni fa ho venduto l’automobile. Lavoravo fuori città. Facevo il casellante. Ogni mattina, quaranta minuti di coda per arrivare allo svincolo. La sera, stessa musica. L’esaurimento nervoso non s’è fatto aspettare.

Cado in depressione ogni volta che il semaforo sgocciola auto nel gorgo di un incrocio.

Il traffico metropolitano è un traffico d’armi. Guerra umanitaria: difendere il sacro diritto al risparmio di tempo. Ma pensando ai soldi, cioè ore di lavoro, spesi per acquistare un’auto e rifornirla di carburante, per pagare lavaggi e pagare posteggi, piú il tempo bruciato nel portarla dal carrozziere, e i soldi della manutenzione, e le giornate trascorse a scegliere il modello adatto, mi sono chiesto dove sia finito il tempo risparmiato. Una bella bicicletta me ne regalava di piú.

Eppure, c’è voluto l’esaurimento per convincermi. Vendere l’auto e spostarsi in bici. Morale: lacrime, bruciore agli occhi, tosse cronica. Ho provato a tornare indietro – fermi tutti, mi sono sbagliato – ma il nuovo stipendio non me lo permetteva. Avevo cambiato lavoro: il casello dell’autostrada era troppo lontano per la bicicletta. Da allora, niente piú auto. Ho pure disimparato a guidarla. Allo stesso modo, ho deciso di vivere nei boschi perché quaggiú non vado bene nemmeno come lavacessi. Allo stesso modo, non mangio carne perché non posso permettermela. Poi, certo, trovo l’allevamento intensivo una terribile crudeltà che riversa sul genere umano cascate di karma negativo, vaste e imponenti quanto il Niagara degli sciacquoni, l’Iguazú dei piatti sporchi, l’Oceano mare dei bidè. Acqua potabile per pulirsi il culo: non conosco ingiustizia piú odiosa.

Tuttavia, pratico l’igiene intima con discreta attenzione.

Fossimo negli anni Cinquanta, mi metterei a rubare. Altri tempi. Potevi svaligiare un appartamento senza essere armato. Rapinare un gioielliere con destrezza. Svuotare un furgone portavalori con un piano perfetto e senza colpo ferire. Una cosa alla portata di tutti, bastavano fegato e cervello.

Oggi la vera delinquenza è roba da professionisti. Che ci sta a dire il sottoscritto?

Da lavacessi onesto a rapinatore di lavacessi non vedo un allettante cambio di prospettiva.

A meno di incontrare il Cristo nella cella a fianco, fargli una bella sviolinata e convincerlo a portarmi in Paradiso. Sarebbe un modo buffo per tornare alle origini, i primi approcci del sottoscritto al mondo del lavoro. Sono laureato in Scienze Religiose. Ho scritto una brillante dissertazione su Disma, ladrone crocefisso alla destra di Gesú e passato alla storia come «buono». Eppure nessuno dei Vangeli, nemmeno quelli apocrifi, lo definisce tale. Aveva trafugato i rotoli della legge. Rubato il tesoro di una sinagoga. Rapinato la moglie del sommo sacerdote Caifa. La si smetta col buonismo: Cristo ha portato in Paradiso un malfattore. Tra l’altro, non era nemmeno pentito.

Dopo una simile dimostrazione di acume intellettuale ero convinto che le porte dell’accademia mi si sarebbero dischiuse. C’era fila per entrare, ma il talento avrebbe prevalso. Per darne prova ulteriore, decisi di impegnarmi in un dottorato senza borsa di studio, durante il quale mi mantenevo con il lavoro in un call center e intanto scrivevo un’opera straordinaria, destinata al piú alto riconoscimento nel premio internazionale Mircea Eliade.

Monoteismo e menzogna esplorava la propensione alla frode di Giacobbe, patriarca del popolo eletto, e di Pietro, fondatore della Chiesa cristiana. Il primo ingannò il padre Isacco, mezzo cieco, fingendosi Esaú, suo fratello maggiore, che per un piatto di lenticchie gli aveva venduto la primogenitura; il secondo negò per tre volte di conoscere il Nazareno, negli attimi concitati che seguirono al suo arresto. Cosa significano i due episodi? Perché a Geova piacciono tanto i bugiardi? Non dimentichiamo che Gesú si portò in cielo un ladro…(a questo proposito, si veda la tesi di laurea: Santi & furfanti. L’episodio del «buon ladrone» alla luce del detto taoista: «Annientate i santi, liberate i briganti e il mondo ritroverà l’ordine»).

Per la prima volta dalla morte del grande studioso rumeno, la giuria del premio a lui dedicato usò la parola ‘deficiente’(halfwit) per respingere una candidatura.

Il sottoscritto passò ad occuparsi full time delle richieste telefoniche dei clienti. Poi prese il lavoro da casellante, convinto di potersi dedicare alla stesura di qualche opera fondamentale. L’esaurimento nervoso glielo impedí.

Arriviamo a oggi

Rileggo il messaggio per mia sorella un’ennesima volta. Può andare.

Modifico l’annuncio sulla segreteria telefonica, anche se spegnerla sarebbe piú sensato.

– L’utente da lei desiderato è definitivamente assente. La invitiamo a non riprovare piú.

Passo in cucina, controllo provviste. Qualcosa mi sarò dimenticato, per forza.

Fiammiferi. Cento scatole dovrebbero bastare.

[ Guerra agli umani – Perfect Day –  Wu Ming 2 ]

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